Monaco di Baviera / Vienna

Pirandello in un mondo globalizzato
Narrazione-memoria-identità


Monaco di Baviera, 7-8 novembre  2017
Ludwig-Maximilians Università  Monaco di Baviera, Europäisches Pirandello Zentrum e.V., IIC Monaco di Baviera
Organizzazione: Florian Mehltretter, Michael Rössner, Alessandra Sorrentino

Vienna, 9 novembre 2017
Österreichische Akademie der Wissenschaften Vienna
Organizzazione: Michael Rössner

Vienna, 10-11 novembre 2017
IIC Vienna, Katholische Universität Eichstätt-Ingolstadt, Karl-Franzens Università Graz
Organizzazione: Fausto De Michele, Domelisa Cicala


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La figliastra: Qui non si narra! qui non si narra!

Il padre: Ma io non narro! voglio spiegargli.

La figliastra: Ah, bello, sì! A modo tuo!

I Sei personaggi, arrivati in scena, si mettono a narrare la loro storia che l’autore non volle comporre in forma drammatica; e subito ci accorgiamo che questa narrazione vuol essere anche spiegazione – e che le narrazioni dei Sei non coincidono, perché non basta aggrapparsi ai fatti: “un fatto è come un sacco: vuoto, non si regge. Perché si regga, bisogna prima farci entrar dentro la ragione e i sentimenti che lo han determinate”, spiega il Padre. Comunque sia, la narrazione è fondamentale per creare una memoria – sia individuale che collettiva (Halbwachs) – e, tramite essa, un’identità.

Il cosiddetto narrative turn e la recente teoria della memoria culturale (Assmann) e sui Narrated communities (Blume-Leitgeb-Rössner) potrebbero offrire la possibilità di una nuova prospettiva sul tema anche troppo analizzato dell’identità nell’opera di Luigi Pirandello.

Infatti, nelle sue novelle, nei romanzi e nel teatro troviamo spesso il problema delle narrazioni contrastanti come nei Sei personaggi, per esempio nella novella “Risposta”, “La verità”, nel romanzo Quaderni di Serafino Gubbio operatore, o nella commedia Così è (se vi pare), ma anche il tema della necessità di una narrazione qualsiasi per acquistare un’identità decente, come il Vestire gli ignudi o in Come tu mi vuoi.

E non è neanche assente la narrazione come fondo della memoria collettiva come nel romanzo I vecchi e i giovani. Anche in questo caso però Pirandello ci fa sempre vedere che queste narrazioni, se vengono tradotte dal fondo della memoria collettiva al contesto del presente nel processo del ricordare, entrano in conflitto tra di loro e con gli elementi di questo contesto presente. Persino una fuga radicale dalla memoria nell’utopica idea di un nuovo inizio con una memoria “cancellata”, senza ricordi, fallisce, come dimostra il mito La nuova colonia.

L’unico spazio dove i ricordi possono coesistere senza conflitti, insieme con i sogni, sembra essere la povera utopia della villa “La Scalogna” ne I giganti della montagna. Ma anche lì, i personaggi vogliono, devono narrare la loro storia per costituirsi – soltanto questa volta non c’è più una logica del “terzo escluso” che obbligherebbe a un’unificazione delle storie e dunque all’esclusione dell’Altro. Il rispetto della verità, del ricordo altrui è più importante che il desiderio di escludere qualsiasi contraddizione tra le narrazioni. Una lezione di Luigi Pirandello per il mondo del secolo XXI?